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Verità o leggenda: Cinque pietre sacre della regione del lago di Garda che non esistono più

Arrivò una nuova religione che distrusse le pietre che erano considerate sacre dalla fede che la precedeva.

Arrivò un nuovo sovrano che fece scomparire ciò che rappresentava i vecchi poteri.

Arrivò chi dovette fare di necessità virtù, e rubò la vecchia pietra per farne un camino per scaldare la propria casa.

Arrivò l’egoismo di avere in casa propria quella pietra così importante.

Arrivò l’indifferenza verso il proprio paese e le sue storie, e le vecchie pietre vennero distrutte o utilizzate per costruire qualcosa di nuovo, che non solo non aveva storia ma non riconosceva neppure la storia del passato.

Il più delle volte, semplicemente, arrivò qualcuno che fece sparire le vecchie pietre, e nessuno le cercò più.

Ci sono (almeno) 5 pietre sacre della regione del lago di Garda che oggi non esistono più.

I motivi sono i più diversi e sono riassunti nelle prime righe in corsivo di questo articolo. Non starò a indicarli singolarmente per ognuna delle pietre di cui ho deciso di scrivere, anche perché la scomparsa di ciascuna non è legata a una storia documentata.

Oggi però, al di là della loro rilevanza archeologica ed etnografica, queste testimonianze del passato non ci sono più e questo articolo vuole ricordarle in collegamento ai luoghi del lago di Garda nei quali hanno rappresentato una storia dai contorni leggendari.

Ecco le 5 pietre sacre del lago di Garda che oggi non esistono più:

1) L’ara dedicata a Minerva rinvenuta sulla Rocca di Manerba del Garda

L’ara dedicata a Minerva che un tempo, secondo fonti antiche, fu rinvenuta sulla Rocca di Manerba del Garda è da sempre oggetto di leggende, per via anche del mai chiarito rapporto tra il nome della dea della guerra e delle arti e quello di Manerba.

Di essa si sa che fu ritrovata sulla sommità della collina, nei pressi di quella che oggi è stata identificata come la collocazione di un piccolo edificio dedicato a Minerva.

L’ara è segnalata sul Codice Parisinus del Ferrarino e sul Codice Mediceo (qualche dettaglio si può trovare in questo approfondimento); una tradizione della zona racconta che un’altra epigrafe dedicata a Minerva si trovasse alla Pieve Vecchia.

2) El Priu de Bobio di Polpenazze

Fino ad alcuni decenni fa, come riportano alcuni storici ed etnografi, vi era a Polpenazze, nella frazione di Picedo, una pietra-simbolo denominata “El priù de Bòbio.

In paese si raccontava un tempo che i bambini del paese nascessero sotto questa pietra: essa era quindi guardata come si guarda a una cosa sacra. La pietra aveva dei buchi che con la pioggia si riempivano d’acqua, ma i piccoli credevano che l’acqua fosse lì perché un bimbo quando nasce ha bisogno di bere, dunque bere quell’acqua era simbolo di vita, della nascita; era quindi richiamato alla memoria il rito del ritorno alla fonte vitale.

La “prea del bobio”, come qualcun altro la chiama, è scomparsa con la costruzione di una delle case di via del Bobbio.

3) La grande pietra altare sul Monte Corno a Desenzano del Garda

In cima al Monte Corno di Desenzano del Garda, presso il cerchio di cipressi che segna il punto più alto dell’altura, secondo alcuni testimoni locali si trovava un tempo, fino a qualche decennio fa, una grande pietra altare: poi essa è scomparsa e se ne sono perse le tracce.

La pietra figura anche nelle scene del romanzo “Le streghe del Monte Corno che riguardano le vicende vissute in quel luogo (attorno alle celebrazioni di Belthane del 1979) da Virginia Quinti, madre di Brunella, per esempio in questo passaggio:

“Perché notava la grande pietra altare posta nel cerchio di cipressi, che di certo non era lì quando era stata sul cucuzzolo insieme ad Anna, ma che era assolutamente nel posto in cui avrebbe dovuto essere?”

4) Il Sass dei Popi dalle parti di Torbole

Dalle parti di Torbole, sulla Gardesana Orientale, un tempo esisteva una rupe indicata come “Sass dei Pòpi”, ovvero “Sasso dei bambini, alla quale ogni tanto le donne si recavano per poi portare a casa un bambino.

Questa leggenda, descritta in “Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda”, è ripresa anche in uno dei racconti di “Gardesaniana”, essendo il luogo in cui l’anziana Maria rivela di aver trovato la misteriosa figlia Maia.

Ogni ricerca in loco per identificare con precisione questa antica pietra o le grotte in cui nascevano i bambini non ha dato frutto.

5) La grande pietra forata di Vione, Valcamonica

Nel bresciano, in Valcamonica, esisteva una grande pietra con un buco tondo in mezzo attorno alla quale un tempo si svolgevano riti di fertilità legati all’acqua: quando si voleva intercedere presso il nume che vi viveva all’interno, dodici vergini andavano sul monte e così ottenevano ciò che serviva alla comunità per sopravvivere.

La storia della pietra forata di Vione è raccontata in questo articolo: oggi riguardo alle credenze che circondavano la pietra è possibile ammirare in loco un murales che ricostruisce quel curioso culto.

Verità o leggenda?

L’esistenza di alcune di queste pietre è documentata: ma non sarà mai possibile sapere appieno che cosa esse rappresentassero un tempo e, in molti casi, perché siano state distrutte o fatte scomparire dalla storia.

Di certo resta la suggestione delle storie che, ancora oggi, circondano questi massi e che, anche la loro distruzione, non è riuscita a cancellare dalla memoria locale.

Simona Cremonini