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Verità o leggenda: Mary Shelley e il “paradisiaco” lago di Garda

Nel bicentenario della morte del marito, Percy Shelley, avvenuta l’8 luglio 1822

Nell’estate del 2022 sarà celebrato il bicentenario della morte del poeta Percy Bysshe Shelley, uno dei rappresentanti più importanti della seconda generazione del Romanticismo inglese insieme agli amici John Keats e Lord Byron.

Noto anche per essere il marito di Mary Shelley, autrice del celeberrimo Frankenstein e figlia della filosofa e prima femminista liberale Mary Wollstonecraft, Percy Shelley (nato il 4 agosto 1792) morì l’8 luglio 1822 a Lerici, in Italia, a poco meno di trent’anni, per il naufragio della sua goletta a causa di un’improvvisa tempesta.

Quello che è meno noto è che, attraverso i diari scritti nel 1842 in occasione del viaggio col figlio Percy Florence e gli amici che lo accompagnavano, la sua vedova e compagna di vita Mary Shelley ha lasciato alcuni appunti sul lago di Garda e sui dintorni, raccolti durante la sua esperienza in luoghi che non aveva mai visitato col marito.

Ritratto di Mary Shelley di Richard Rothwell, 1840

I laghi e le vicende dei coniugi Shelley

L’enigmatico rapporto tra i coniugi Shelley e i laghi ha radici affascinanti e lontane.

Fu sul lago di Ginevra, nel 1816, che Mary Shelley ebbe la prima ispirazione per il suo romanzo più famoso: Frankenstein nacque infatti, secondo una tradizione che ha i contorni del mito letterario, dalla “sfida” lanciata da Lord Byron di scrivere la più paurosa storia mai concepita. Tale iniziativa, divenuta celebre come la “Notte di Villa Diodati”, era nata dalla lettura collettiva dell’antologia di fantasmi Fantasmagoriana, secondo una vicenda ricostruita anche nella prefazione all’antologia Gardesaniana: in quest’ultimo libro, fra l’altro, è rivelato anche un inaspettato legame tra la famosa collezione di storie spettrali di Fantasmagoriana e il lago di Garda.

Nel 1818 Mary e Percy ebbero poi modo di venire in Italia con un passaggio fugace sul lago di Como, tappa tradizionale nell’Ottocento per i Grand Tour, ovvero i viaggi continentali che i ricchi europei e in particolare inglesi intraprendevano per perfezionare il loro sapere e fare esperienze di vita. Il Lario era soprattutto il luogo dei due Plinii, Plinio il Giovane e Plinio il Vecchio (personaggi di cui, tra l’altro, ho parlato qui), che furono di grande ispirazione per Percy Shelley che tradusse in inglese dal latino il primo volume dei 37 della Naturalis Historia.

Mary Shelley ebbe poi modo di tornare sul lago di Como per otto settimane nel 1840, ma non fu quello il viaggio con cui giunse fino a Roma alla tomba del marito.

La tomba di Percy Shelley (Roma)

I diari di Mary Shelley: Rambles in Germany and Italy e il lago di Garda

Percy Florence Shelley, figlio di Mary e Percy Shelley

A partire dal 1840 Percy Florence Shelley, figlio (l’unico sopravvissuto fino all’età adulta) di Mary e del marito Percy (morto nel 1822), intraprese alcuni viaggi nel continente europeo che in un certo senso rappresentavano il suo Grand Tour personale: ad accompagnarlo in buona parte di essi vi fu, oltre agli amici, la madre.

Su tali esperienze Mary Shelley scrisse un reportage di viaggio, un insieme di lettere e diari che sarebbe stato poi pubblicato con il titolo “Rambles in Germany and Italy in 1840, 1842, and 1843”, e all’interno dell’opera l’autrice menziona più passaggi fatti attraverso i territori attorno al lago di Garda, descrivendo le avventure vissute in questa zona durante il viaggio del 1842.

la mappa dei viaggi di Mary Shelley

“Abbiamo discusso seriamente dei nostri piani futuri. Il desiderio di visitare un lago italiano, ancora sconosciuto, ci ha fatto scegliere il passo del Brennero e il lago di Garda per il nostro ingresso nella Penisola.” (“We seriously discussed our future progress. A desire to visit an Italian lake, as yet unknown, made us select the Brenner pass and the Lago di Garda for our entrance into the Peninsula.”)

Nel diario di settembre Mary Shelley ribadisce che ormai il viaggio è in direzione del lago di Garda (“We had set our hearts on the Lago di Garda“) e, procuratisi un calesse e cavalli, i viaggiatori passano il Brennero e giungono a Trento, per poi arrivare a Riva:

“We had now to look out for a conveyance to Riva, the town at the head of the Lago di Garda, where we are to find the steam-boat, which is to convey us to its southern shores.”

(“Ora dovevamo cercare un passaggio per Riva, il paese alla testa del Lago di Garda, dove avremmo trovato il battello a vapore, che ci avrebbe condotti sulle sue sponde meridionali.”)

Gli Shelley a Riva del Garda, tra la Rocca e l’alto e oscuro Monte Baldo

il porto di Riva del Garda nell’Ottocento

“Siamo arrivati a Riva sani e salvi. Sorge esattamente sulla cima del lago di Garda.

La costa, ad eccezione del punto su cui sorge il paese, è ferrea; oscuri precipizi si alzano bruscamente dall’acqua; un’ansa della costa limita la vista del lago a solo un miglio o due: dietro c’è la voragine dell’Adige, accanto alla quale sorge il Monte Baldo, alto e oscuro – e montagne un po’ più basse – ma anche loro, sublimi di altitudine, oscurano la prospettiva subito dietro Riva.”

(“We got to Riva safe. It stands exactly at the head of the Lago di Garda.

The coast, with the exception of the spot on which the town stands, is iron-bound; dark precipices rise abruptly from the water; a bend in the coast limits the view of the lake to a mile or two merely: behind is the chasm of the Adige, beside which Monte Baldo rises, lofty and dark – and mountains somewhat lower – but even they, sublime in altitude, darken the prospect immediately behind Riva.”)

Il battello a vapore, però, non giunge come aspettato: le acque sono vitree, non c’è vento. Uno dei compagni di viaggio inizia uno schizzo della pittoresca Rocca, il castello costruito dagli Scaligeri, ma la pioggia costringe poi il gruppo a rinchiudersi in hotel, un luogo inospitale e non provvisto di libri che non migliora l’opinione di Mary sulla città, che descrive come “mean and dirty”. Qui ha modo di proseguire col suo scritto:

“I sit writing at a window till twilight is thickening into darkness.”

(“Mi siedo a scrivere alla finestra finché il crepuscolo non si addensa nell’oscurità.”)

Ma a un certo punto finalmente il mezzo tanto atteso arriva e il 14 settembre il viaggio prosegue.

Un viaggio paradisiaco fino a Lazise, con uno sguardo a Sirmione

A heavenly voyage“: “un viaggio paradisiaco”, così Mary Shelley descrive il percorso sul battello a vapore, che cambia completamente la sua prospettiva di un incontro con il lago iniziato male:

We had done the wisest thing in the world in entering Italy by the Lago di Garda.” (“Abbiamo fatto la cosa migliore a decidere di entrare in Italia attraverso il lago di Garda”).

“Ci siamo lasciati alle spalle il brusco, cupo, sublime nord e siamo scesi dolcemente a scenari veramente italiani.” (“We left the abrupt, gloomy, sublime north and gently dropped down to truly Italian scenes.”)

Le parole di Mary Shelley verso le atmosfere italiane esprimono pura ammirazione e un immenso piacere di essere arrivata nel paese.

Anche il lago riesce ben presto a guadagnare una grande attenzione e la scrittrice ne descrive le acque e le sponde:

“Le acque del lago sono celebrate per la loro tinta azzurra; se le onde non fossero state così brillantemente azzurre, così limpide, non avremmo potuto vedere il fondo del lago, osservarlo sprofondare in profondità. Le montagne si tramutavano in colline, con argini tagliati a terrazze, e ricoperte di ulivi e viti, ornate da piante di aranci e limoni; le case di campagna brillavano al sole. Un mio amico ha citato i versi (Ndr: di Virgilio) che celebrano il Garda. Abbastanza stranamente, sebbene a Riva siamo stati bloccati dalle intemperie da una di quelle tempeste per cui questo lago è famoso, non abbiamo visto un’onda sulla sua superficie; nemmeno un’increspatura arricciata ci ha ricordato che esso era:

(“The waters of the lake are celebrated for their azure tint; no waves could be so brightly blue, so clear, so that we saw the bottom of the lake, fathoms below. The mountains sank to hills, with banks cut into terraces, and covered with olives and vines, decorated by orange and lemon-tress; the country-houses sparkled in the sun. One of my friends quoted the lines that celebrate Benacus. Strangely enough, though weather-bound at Riva by one of those storms for which this lake is famous, we saw not a wave upon its surface; not even a curled ripples reminded us that it was”)

teque,

Fluctibus et fremitur assungens,

Benace marino.

Giunti finalmente sulla terraferma, Mary ha un’incombenza da sbrigare, ma i ragazzi che viaggiano con lei abbandonano le formalità e si tuffano nel lago:

“Sbarcammo a Lazise, una cittadina distante quindici miglia da Verona, e mentre io mi impegnavo ad assumere un veturino di quel luogo, e girovagavo per il paese, i miei compagni andarono a bagnarsi nelle limpide acque del lago azzurro.”

(“We landed at Lazise, a town distant fifteen miles from Verona, and while I employed myself in engaging a veturino for that place, and wandered about the town, my companions went to bathe in the clean waters of the azure lake.”)

Alla fine del capitolo c’è uno spazio dedicato alle sensazioni che i paesaggi le suscitano e una citazione anche alla città del poeta Catullo, Sirmione (il rapporto tra Sirmione e Catullo è illustrato in questo articolo):

“Il promontorio di Sirmio era in vista; tutt’intorno un paesaggio italiano, e un cielo italiano, luminoso sopra: fu un’ora di deliziosa gioia incastonata, come un diamante inestimabile al comando della vita comune – da non dimenticare mai.”

(“The promontory of Sirmio was in sight; an Italian landscape all around, and Italian sky, bright above: it was an hour of delicious joy-set, like a priceless diamond in the lead of common life – never to be forgotten.”)

Mary Shelley riporta poi sul suo diario i versi di Catullo nella versione latina e nella traduzione di uno dei compagni di viaggio, Mr Leight Hunt.

versi di catullo nella traduzione di Mr Leigh Hunt

La citazione dei versi di Catullo da parte di Mary Shelley conferma, fra l’altro, il fatto che Catullo fosse piuttosto popolare nell’Ottocento in Inghilterra, come già approfondito in questo articolo su Sherlock Holmes e il suo rapporto con il lago di Garda.

Verona, la tomba di Giulietta e le architetture fatate degli Scaligeri

Il viaggio, prima di giungere a Padova, prevede una sosta a Verona, dove si verifica quello che la Shelley definisce un “sad disaster“, un “triste disastro“: i passaporti di tutto il gruppo, messi al sicuro da uno dei viaggiatori, sono spariti.

Mentre uno di loro recupera un documento necessario per poter viaggiare e arrivare dal Console inglese a Venezia, Mary visita la città.

Si reca al “podere” (il nome è usato in italiano nel diario) un luogo dove una sorta di sarcofago viene indicato come la tomba di Giulietta. La Shelley riflette che anche se la ragazza non fosse sepolta lì, certamente il suo spirito librarsi ancora lì, il luogo è perfetto.

Poi una lunga passeggiata porta la scrittrice verso le tombe degli Scaligeri, “un’architettura fatata, non certo oscura o gotica“, un elegante sepolcro.

Ottenuti i documenti, il gruppo riparte per Vicenza e poi per Padova.

In occasione di un bicentenario importante come quello della morte di Percy Shelley, ho voluto far leggere per la prima volta ai lettori del blog le pagine della moglie Mary che viaggia attraverso il lago di Garda.

Non solo Percy Shelley influenzò la letteratura e l’arte dei suoi contemporanei, ma assieme alla moglie fu anche uno dei partecipanti alla celeberrima “Notte di Villa Diodati”, alla quale è tradizionalmente legata la nascita dei generi horror e fantascienza.

I lettori della Saga delle Streghe Quinti sanno sicuramente di cosa si tratta: “Il Sigillo di Sarca”, il primo romanzo della serie sul quale è possibile trovare info a questa pagina, è stato pubblicato nel giugno 2016, in occasione dei 200 anni della Notte di Villa Diodati, come omaggio personale ai miei grandi miti letterari, e come citato in questo stesso articolo, anche “Gardesaniana” omaggia quell’evento così importante per la letteratura mondiale.

Verità o leggenda?

Tutto vero, questo diario, ma il fascino che ne traspare aiuta la fantasia a ritrovare il languido ammiccamento delle leggende.

Simona Cremonini