Verità o leggenda: Quando il Conte Giovio rapì Catullo per portarlo sul lago di Como, per “colpa” di Plinio il Vecchio

Pare che volesse scherzare il Conte Giambattista Giovio, quando, tra i comaschi illustri, annoverò anche il poeta Catullo.

Così perlomeno afferma Francesco Cancellieri nel 1809 nelle sue “Dissertazioni epistolari bibliografiche” che si possono leggere qui.

Per capire, però, tutta la questione, e da cosa il Conte Giovio sia stato ispirato per una dichiarazione tanto bruciante per il lago di Garda e per Sirmione, è necessario fare un passo indietro… perché, anche se fosse vero che Giovio stava semplicemente facendo il burlone, in realtà aveva dalla sua una serie di indizi che potevano accendere la questione. A partire, in particolare, da un esimio personaggio citato anche nel libro “Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda” (e, nello specifico, nominato nel saggio che raccoglie le leggende gardesane perché parlò di quello che poteva apparire come un misterioso fenomeno naturale che si verificava a Peschiera del Garda): Gaio Plinio Secondo, ovvero Plinio il Vecchio.

Plinio, scrittore latino vissuto nel primo secolo, nato presumibilmente nel 23 d.C., fu autore di una delle opere più importanti dell’antichità sull’osservazione della natura, la sua “Naturalis historia”. In questo scritto, più precisamente, Plinio affermò di essere conterraneo di Catullo (Catullum conterraneum meum).

Questa dichiarazione di Plinio gettò nell’incertezza la geografia letteraria antica e creò una discussione su dove andassero posizionate le origini di Catullo e Plinio: poteva infatti spostare la collocazione di entrambi tra Verona e il lago di Garda da una parte (sul rapporto tra Catullo e i suoi scritti sul lago di Garda si può leggere questo articolo, mentre sulla vicinanza tra il lago di Garda e Plinio si può consultare il citato “Leggende, curiosità e misteri del lago di Garda”) oppure nel comasco dall’altra, tesi sostenuta anche da San Girolamo che citando Plinio, nella sua Cronaca, lo definì Novocomensis, ponendo fine alla questione su quali fossero le terre native di Plinio.

In queste dissertazioni, tra l’altro, finì per avere la sua parte anche Francesco Petrarca che, nella convinzione che egli fosse di Verona, lo definì “Plinio Veronese e lo accostò a Tito Livio (padovano) perché, giudicò, non erano lontani né per epoca né per luogo di origine.

Così come, al contrario, nel 1780 Anton Friedrich Büsching nella sua Italia geografico-storico-politica (che si può leggere qui) associò Catullo e Plinio alle terre native di Giovio.

E gli altri esempi sono davvero molti.

Busto di Catullo a Sirmione

La diatriba, forse, nacque dall’identificare la Gallia Cisalpina come un unico grande territorio? Forse per questo Plinio definì Catullo suo conterraneo?

In ogni caso, oggi Plinio e Catullo sono universalmente considerati, rispettivamente, comasco e veronese/sirmionese: un riconoscimento a entrambi i territori che, tuttavia, non smorza del tutto il mistero sulle parole di Plinio.

Plinio il Vecchio, statua sul Duomo di Como (foto da wikipedia)

Verità o leggenda? Come accennato in un altro articolo del blog, a oggi possediamo solo una piccola parte degli scritti latini che avrebbero permesso di fare luce sul mistero.

Tuttavia, un alone di leggenda rende ancora più affascinanti i frammenti che, per nostra fortuna, sono tuttora in nostro possesso.

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