TAV, via dal Garda, no a Mantova

Enti territoriali compatti per lo spostamento sotto le colline moreniche
nell’inserto speciale: 
TAV, VIA DAL GARDA, NO A MANTOVA

 

di Simona Cremonini

tratto da L’Ermetico Errante, n. 13, settembre 2012

 

Il Cipe ancora non ha detto sì al tracciato della Tav a sud del Garda, e i comuni bresciani e veronesi interessati dalla tratta si mobilitano per allontanarla dal loro territori, sotto le colline moreniche, dato che è compito del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica dare il via ai lavori approvando il progetto e sbloccando i fondi per la realizzazione.
Il primo input era arrivato, nel marzo scorso, con la presentazione di una proposta del consigliere del Comune di Desenzano Rino Polloni (Lega Nord) che in una sua mozione al consiglio comunale aveva invitato gli enti bresciani (e il suo comune in primis) a valutare la possibilità di “spostare il tracciato a sud dell’emiciclo morenico, allo scopo di poter salvaguardare la costa del Garda, i suoi colli, i suoi vigneti, il suo paesaggio e l’economia generale del territorio, con particolare riguardo al turismo ed alla produzione vinicola di elevata qualità e specificità”.

Dopo il voto del consiglio comunale di Desenzano che ha approvato la mozione, la “palla” è passata agli altri enti del territorio, che non solo hanno manifestato interesse e alcuni sottoscritto a loro volta la mozione (come la Provincia di Brescia), ma hanno partecipato attivamente al tavolo organizzato negli ultimi giorni di luglio per prendere un impegno ufficiale: approvare, tutti, un documento comune sulla volontà condivisa di spostare il tracciato.
Al vertice, organizzato dal sindaco Rosa Leso, c’erano tutti i livelli istituzionali: i parlamentari del territorio Alessandro Montagnoli, Pierangelo Ferrari e Gianpaolo Fogliardi (incaricati di riferire, tra le altre cose, il grado di unità territoriale della proposta di spostamento), i rappresentanti delle due Province coinvolte, ovvero il presidente bresciano Daniele Molgora e il vicario di Verona Gualtiero Mazzi, il consigliere regionale Gianantonio Girelli, i sindaci e rappresentanti dei comuni direttamente coinvolti, come Peschiera e Lonato, e le numerose associazioni a vario titolo impegnate sul territorio, come il Comitato Unione Colline, il Consorzio Garda Hills, il Consorzio per la Tutela del Lugana e quello del Custoza.


Obiettivo è la definizione di “una voce unica” che parli per il territorio e porti valide motivazioni e fatti concreti per sostenere lo spostamento. “Il tracciato approvato” ha ricordato l’onorevole Fogliardi “danneggia fortemente il territorio gardesano nella sua economia e nella sua peculiarità turistica, per questo c’è necessità di un’unità di intenti”. E c’è bisogno, ha ricordato Molgora, “che gli enti locali facciano sintesi e in tempi brevi, dato che sarà necessario confrontarsi anche con l’ente Ferrovie RFI”.
Un territorio, forse per la prima volta da molto tempo, che si è ritrovato dunque compatto su un tema scottante come quello della Tav, che secondo il progetto previsto dovrebbe interessare il territorio morenico del basso Garda attraversandolo a sud dell’A4, ed in particolare nei comuni di Lonato, Desenzano del Garda, Pozzolengo, Peschiera del Garda.


Si tratta, come è stato sottolineato da Francesco Montresor, presidente del Consorzio Lugana, di una zona vitivinicola d’eccellenza in cui vengono prodotti il Lugana (che potrebbe perdere il 20% o addirittura un terzo dei propri vigneti) e anche il vino Custoza. Ma il tracciato colpirà anche la rete idrica minore, dato che la galleria che dovrà essere realizzata interromperà i flussi sotterranei delle acque come già accade alla galleria della tangenziale di Lonato, spesso allagata, e si temono ripercussioni anche sul laghetto del Frassino, dato che i binari passeranno a 300 metri dal Lavagnone, recentemente dichiarato sito dell’Unesco per la presenza di una palafitta.

No TAV? buone (ed economiche) ragioni

Dati emblematici sono arrivati da Dario Balotta, responsabile trasporti e del coordinamento provinciale bresciano di Legambiente Lombardia: il costo economico previsto per la Tav non solo è pauroso (il più alto d’Europa, ovvero 37 milioni di euro a chilometro contro i 13 o 15 costati altrove) e di dubbia utilità trasportistica.
L’esperienza conferma infatti che l’Austria ha già detto no al traforo ferroviario del Brennero, così come Lisbona e Madrid hanno detto no alla linea. Inoltre la mancanza di fermate nei paesi attraversati renderebbe inutile la struttura per il trasporto delle persone se non sulle lunghe tratte (ma è sulle medie distanze che si sviluppa l’80 per cento della mobilità dei passeggeri). Inoltre esiste già l’esempio negativo della Torino-Milano, che dopo tre anni e con una capacità di 300 treni al giorno viene usata solo per 12 treni, escludendo i pendolari di molte tratte a media distanza.
Insomma, se proprio la si vuole fare, Legambiente fa la propria proposta: anziché costruire la linea a nord o a sud delle colline, affiancarla alla linea ferroviaria esistente. Qui la tratta potrà raggiungere “solo” i 230 chilometri orari (invece dei 300), che comunque è la velocità già prevista sulla Treviglio-Milano.