Fate il Lugana, non fate la TAV

FATE IL LUGANA, NON FATE LA TAV

Cronaca della Passeggiata Popolare del 5 ottobre 2014 a San Martino della Battaglia organizzata dai Comitati NO TAV Brescia-Verona


di Simona Cremonini *

05/10/2014

Il 5 ottobre è comunque una domenica d’autunno, anche in una stagione mite e solare come quella di quest’anno. C’è il sole che scalda la giornata, ma è un sole lieve, che quasi non brucia, anzi, più la giornata volge al tramonto, più ci si accorge che è un sole malato e morente, che aspira all’inverno come momento di riposo per tornare rinvigorito in primavera, e che la luce che emana non è più così brillante come quella estiva.
Questa giornata, il 5 ottobre, ha anche un’altra particolarità: nell’antico calendario romano non solo era una festa dedicata a Cerere, divinità agricola che presiedeva le messi, ma era un “Caereris mundus”, uno dei tre giorni all’anno in cui tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti si spalancava la fossa che li collegava: Cerere era anche una dea madre degli spiriti, posta a difesa e a comando di quel passaggio, e quindi un collegamento tra i frutti della terra (se vogliamo anche il vino) e i fantasmi, le anime.

La scelta del 5 ottobre per una manifestazione a difesa di un territorio che produce un vino intenso come il Lugana potrebbe sembrare solo legata alla mera cadenza del calendario (quest’anno il 5 cade in domenica), eppure c’è una sottile magia che passa per il rapporto che proprio questo territorio ha con gli spiriti: spiriti erano per i romani i Manes, spiriti degli antenati che dovevano essere rispettati e celebrati in alcune feste comandate, e di cui questo territorio è pregno di testimonianze del culto; spiriti sono quelli che, fino ad alcuni decenni fa, si rivelavano ai contadini di queste campagne, in alcune notti dell’anno, trasmettendo rumori e luminescenze di scene di combattimenti e scoppi di cannoni da un lontano passato di guerra che ha avvolto questa terra, dove l’Italia è nata nel 1859 dopo sanguinose battaglie; e infine proprio il vino, che per definizione custodisce lo “spirito” dell’alcol.

Sembra quindi che tempo e luogo trovino in questo evento, qui e ora, un perfetto incontro, e forse non è così stupefacente per chi conosce questa terra e le stratificazioni di culti e credenze sacre a cui è stata sottoposta negli ultimi millenni (etruschi, celti, romani, cristiani), perché qui l’antico e il nuovo hanno sempre trovato il modo di incontrarsi e contaminarsi, per permettere a una memoria più grande degli uomini stessi di continuare a essere trasmessa.

Non è così per la Tav, che sfregerà per sempre il profilo di questo territorio, e che un “qualcuno” non ben definito (come mai non esiste un movimento ufficiale pro-Tav, mi viene da domandarmi da tempo? Sarà che la Tav non porta benefici a nessuno in particolare, o che gli unici ad averne beneficio certo sono chi materialmente la costruisce?) in questa fetta di terra a sud del lago di Garda vorrebbe realizzare invadendo e distruggendo diversi appezzamenti vocati alla coltivazione di uve pregiate, anziché utilizzando linee e infrastrutture già esistenti e recuperabili per far passare l’alta velocità in modo meno invasivo.

Da tempo il Consorzio di tutela del vino Lugana e alcune voci del territorio lavorano a questa alternativa meno distruttiva, e la Passeggiata Popolare a San Martino della Battaglia cade a pochi giorni dall’arrivo dei primi documenti relativi agli espropri per i lavori di realizzazione della Tav.

È un 5 ottobre intenso, insomma. A San Martino convergono persone dai territori circostanti e anche qualche manifestante che, mi accorgo camminando, (ma è praticamente una sensazione “palpabile” nell’aria), non c’entra proprio nulla con questa “terra di Lugh”, il dio celtico della luce.

Venire qui a parlare di Tav nello stesso modo in cui se ne parla al telegiornale, e in cui si protesta in altri luoghi attraversati dall’alta velocità, sembra quasi una cosa “fuori luogo”. Solo qualche slogan, qualche verso di canzone, qualche grido al megafono. Ma presto si spengono. Perché la passeggiata in Lugana è silenzio, è rispetto dell’uva, che in alcuni punti deve ancora essere vendemmiata, è voglia di camminare e stare insieme. Non ha nulla a che fare con qualunque manifestazione “già vista” in tv.

Il corteo (1500 persone, secondo Brescia Oggi del 6 ottobre) cammina dalla centrale Piazza della Concordia fino a Via Colli Storici e al casello dell’autostrada; poi vira fra i campi, seguendo la strada asfaltata che va fino alla Torre di San Martino, per poi proseguire e riavvicinarsi al centro di San Martino della Battaglia. Il passaggio per l’agriturismo Armea è obbligato, anche perché punto di ristoro.

Anche il gruppo è anomalo: infatti, poiché trattasi di “passeggiata”, non in pochi si muovono tra le campagne con bambini e cani al seguito. Una “scampagnata” tra le vigne, non certo la guerriglia con cui i No-Tav sono spesso dipinti: e forse anche per questo i No-Tav che vengono da fuori presto spengono la loro voce e si fanno “incantare” da questa atmosfera, che un po’ l’autunno sta dipingendo in questa culla tra le colline, e un po’ sono le persone a tratteggiare, col loro silenzio e con la loro “normalità”.

A seguire e precedere la sfilata mezzi corazzati e uomini in divisa: vigilano, accompagnano, a volte addirittura “spiano” da sentieri e stradelli paralleli a quelli della manifestazione. Ne sono molto orgogliosa. Il mio principale timore, nel partecipare al corteo, era che qualche facinoroso rovinasse la giornata a tutti. Non solo non è avvenuto nulla di pericoloso, ma in ogni momento mi sono sentita “rassicurata” dal sapere che un gruppo di angeli con un elmo azzurro fosse lì a pochi passi.

Molto deludente, invece, il fatto che da qualche filare che pende sulla strada qualche manifestante pensi bene di “sfilare” qualche chicco d’uva: considerando che la manifestazione è fatta per salvare la terra del vino Lugana, è piuttosto fuori luogo. Speriamo che non ne abbia troppo a male il dio Lugh.

Tornando verso il centro, il silenzio quasi religioso che correva accanto alle vigne è di nuovo rotto dagli slogan e una canzone si leva, strappando un sorriso a tutti:
“E com’è bella l’uva del Lugana, e come è bella saperla vendemmiar…”

 

* Foto e testo possono essere utilizzati liberamente, previa citazione della fonte.


Per chi volesse approfondire il tema della sacralità della terra Lugana, il libro Misteri Morenici contiene un capitolo ad essa dedicato.